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FATA
 
FATA INFO:

Nati dalle ceneri dei Next, i FATA nascono a Carpi (MO) nel 2000 e dopo centinaia di concerti, concorsi (5 dei quali vinti), una manciata tra Promo ed Ep, giungono alla pubblicazione del loro debut album con l’etichetta Zeta Promotion.
 
Gli stessi FATA dichiarano: “L’intenzione alla base del progetto è quella di tracciare una linea sottile che congiunga la new wave inglese alle sonorità elettropop degli anni 80 ed al cantato in italiano. I brani dei FATA sono caratterizzati da atmosfere soffuse, quasi notturne che fanno richiamo ad artisti storici della new-wave inglese quali Joy Division, New Order, The Cure, David Bowie”.
 
“La percezione del nero” è infatti un punto d’incontro tra sonorità degli anni ’80 con una forte attitudine ad un cantautorato italiano moderno.
 
Il “nero” è l’elemento che più o meno palesemente si presenta in ogni brano. Da qui nasce il titolo. Il nero è mistero, il nero è la notte. La percezione delle cose non è mai la stessa: le parole prendono forma e significato deviate dalla personale e libera interpretazione del soggetto.
 
E’ giusto vedere le cose da un intoccabile punto di vista?
 
L’opener ideale di questo viaggio nel buio è “Noir”, brano che si apre con batteria, tappeto di tastiere e chitarre alla “Strange Day” dei Cure. Un solo dubbio, atroce, si palesa immediatamente: “Perché ogni giorno scende su di me una maschera di cera che non ho scelto di indossare?”.
 
“Tempo alle tue parole” si apre con bassi pulsanti. E’ uno dei tre brani (insieme a “La sintesi dell’Io” e “Fragile”) mixati da Marco Trentacoste (produttore di Deasonika, Le Vibrazioni, mal funk e Rezophonic). Il brano è una godibile perla poprock/wave, dove elettronica e strumentazione da rock band si incastrano a perfezione. Brano dal sex appeal invidiabile.
 
“L’assenza” (con base presa davvero in prestito da “Cold” dei Cure) è un altro fiore all’occhiello del disco. Micidiale nel colpire dritto al cuore, con quell’aria darkeggiante e poppeggiante. The Cure, Subsonica e Bloom06 dietro l’angolo, che copulano insieme.
 
Di Freudiana memoria è “La sintesi dell’Io”, dalla radiofonicità assicurata: “Ogni sbaglio è soltanto una sintesi del mio essere umano”. Si apre con forti impulsi elettronici “L’evidenza”: e ci si arrende all’evidente splendore di questo lavoro: “Alla ricerca dell’alibi ci si trova spesso a negare l’evidenza”.
 
“Nella mia noia” è la ballad del disco, dal sapore crepuscolare e malinconico, che lascia spazio a “Sogni di carta” (intro da remix di “A Forest”, sempre dei Cure), una pregevole perla che si inacidisce nel ritornello: “Io non ho più intenzione di tessere le lodi alle persone a caso che io non so”.
 
Dopo l’ottima “Fragile” arriva “La tua retorica” (“Voglio vedere la parte più falsa di te”), che si Velvetizza nel ritornello, mentre chiude “La linea continua”, ipnotica e concentrica danza orba.
 
“La percezione del nero” si appresta a diventare uno dei dischi emergenti più interessanti di questo 2008 appena iniziato. La voce di Roberto Ferrari (autore di tutti i testi) è la ciliegina sulla torta di un disco non innovativo (come lo stesso look del gruppo) ma coraggioso, perché i FATA non hanno ceduto alla tentazione di cantare in inglese.
 
“La percezione del nero” è un disco che cattura immediatamente l’attenzione, prendendo dalla prima fino all’ultima, entusiasmante nota.
 
live concert
sabato 8 marzo 2008
ore 23:00
 
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